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𝗩𝗘𝗡𝗘𝗭𝗜𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢𝗥𝗔𝗡𝗘𝗔

Aggiornamento: 21 nov 2022

Da quando è aumentato il numero delle case non occupate in laguna? Chi guarda a breve raggio dirà dall'arrivo delle piattaforme come Airbnb. Assolutamente no. Le allora casa vacanza, alloggi per turisti, affittacamere esplodono tra gli anni sessanta e settanta. Lo segnalava già il Coses in un'indagine di venti anni fa scrivendo: "Come già si rilevava dal confronto tra i 4 Censimenti precedenti (dal 1951 al 1991) si conferma esaurito il boom delle case per vacanza, caratteristico del periodo 1961-1971: leggermente anticipato per Jesolo (tra 51 e 61) e leggermente ritardato per Caorle e Sottomarina ('71-91). Nel periodo 1991-2001 si registrano addirittura delle contrazioni nel patrimonio non-occupato, per Jesolo e Chioggia, mentre si riduce notevolmente la crescita di Bibione (+7%)." E ancora: "Come si era già osservato nella ricerca (su osservazioni empiriche) prosegue invece una crescita di abitazioni non occupate ancora notevole per Eraclea (+31% rispetto al +35% del precedente intervallo 1981-1991) e anche per Caorle, che addirittura riprende a crescere (+16%) dopo un decennio meno vivace (+5%)."

𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔: 𝟯𝟭 𝗔𝗚𝗢𝗦𝗧𝗢 𝟭𝟵𝟲𝟲 Turisti a Venezia UN MILIONE DI "PRESENZE,, IN LUGLIO Turisti a Venezia (Dal nostro inviato speciale) Venezia, agosto. Un fabbro sta per chiudere c trasferirsi a Mestre, e vi è un mucchio di domande per affittare la sua bottega, che non è neppure in centro. Se ne vuol fare un baretto o un negozio di souvenirs, una birreria o un grill a una tavola calda. Appena possono, operai e impiegati che abitano nella Venezia insulare e lavorano a Marghera, traslocano sulla terraferma; i loro alloggi non restano sfitti molto tempo, ma presto si trasformano in pensioncine. La sede centrale dell'Enel e quella dei telefoni si sono spostate a Mestre; l'antico c celebre arsenale, che occupava seimila operai, oggi è quasi fermo. Ogni giorno la Venezia storica diventa più turistica. E forse non è lontano il tempo in cui sarà una città soltanto turistica. La Camera di commercio dà questa cifra: su una popolazione attiva di centomila persone, 23.600 sono addette al turismo (dal direttore del grande hotel alla venditrice di granturco per gli ingordi colombi). E la relazione del presidente dell'Associazione industriali della provincia rileva che l'anno scorso il turismo ha portato qui circa 75 miliardi di lire. Il turismo oggi è quello che è. Vi sono ancora portieri di albergo e barmen che ricordano quando Venezia accoglieva con ostentata sufficienza perfino i magnati americani del petrolio e dell'acciaio. Puntava sulla élite, sul turismo di classe e snobbava quello minuto, fatto soprattutto di sposi che venivano dalla provincia in viaggio di nozze. Ma da allora ci sono state due guerre di mezzo, e molte cose sono cambiate. Oggi Venezia si difende accettando il turismo di massa: anzi, favorendolo c attrezzandosi per esso. I Lo scorso mese sono stati registrati 324 mila turisti (sessantamila più del '65). Questo dato è dell'Azienda autonoma di soggiorno, che lo ha ricavato dalle presenze negli alberghi, nelle pensioni e nei campings. Ma — ci assicurano — per corrispondere alla realtà, la cifra deve essere moltiplicata per tre: non meno di un milione di turisti in luglio., Perché, per uno che arriva e si ferma anche soltanto un giorno in un albergo o in una pensione, ve ne sono altri due che giungono al mattino e partono la sera. Venezia è un piatto offerto a tutti i turisti che vengono a passare le vacanze nella zona del Garda o sull'Adriatico. Per un giorno essi lasciano Sirmione o Grado o Riccione e vengono alla Laguna. Sono lontani i tempi in cui Thomas Mann diceva che arrivare a Venezia dalla terraferma è come entrare in un palazzo dalla porta di servizio. Ora i turisti arrivano in treno o con i pullman delle gite organizzate, oppure parcheggiano la macchina in Piazzale Roma. Cercano la trattoria con il < menù turistico » o la tavola calda, ma c'è anche chi si porta dietro due panini e compera la frutta al mercato. Consumano la visita in poche ore, sgambando per calli intricatissime, scavalcando ponti, fermandosi solamente per scattare fotografie e per nutrire i piccioni di piazza San Marco. Dopo le venti e fino a mezzanotte vi è ressa all'imbarcadero di ponte Rialto: gente che va a prendere il treno o l'auto. E qualcuno dorme nella macchina, così risparmia la spesa dell'albergo. Dei turisti censiti — quelli che pernottano in alberghi, pensioni, campings — gli americani sono i più numerosi. In luglio ne sono arrivati 64 mila, mentre i tedeschi sono stati 57 mila, gli italiani 39 mila, i francesi 33 mila e gli inglesi 21 mila. Ma i tedeschi si fermano in media una settimana, gli americani due giorni e gli italiani quattro. L'alta media dei tedeschi è dovuta alle «presenze» dei campeggiatori. Qui bisogna precisare un punto. Quando si legge nelle guide che Venezia è una città di 365 mila abitanti che abitano un centinaio di isolette della Laguna, si legge una bugia. Queste isole allacciate tra loro da ponti, formano la « Venezia storica » e gli abitanti sono 165 mila. Gli altri abitanti sono al Lido, nelle isole frazioni, ma soprattutto sulla terraferma. A Mestre-Marghera ve ne sono 150 mila e sono in costante aumento. Le cifre dell'Azienda autonoma sul movimento turistico riguardano il comune di Venezia. Il centro storico si prende tutti i turisti che può, di più non ne può ospitare. Parecchie migliaia scendono negli alberghi di Mestre; il Lido ha avuto in luglio ventimila arrivi. Poi c'è il campeggio del litorale del Cavallino, dove lo scorso mese si sono attendate 77 mila persone, il settanta per cento tedeschi. Contro questo sterminato numero di campeggiatori, vi sono i 1778 ospiti degli alberghi di lusso. Quelli si sono fermati in media nove giorni, questi nemmeno due. Ormai Venezia — ma non solo Venezia — deve contare più su un turismo di quantità che di qualità. Sono le due, trecentomila persone che — in luglio e in agosto — arrivano ogni giorno in treno o lasciando la utilitaria in Piazzale Roma che salvano la città dalla morte economica. Le persone, cioè, che entrano « dalla porta di servizio ». Non è stato facile per Venezia accettare questa situazione. Per secoli la città ha vissuto e prosperato sul mare. Ha visto arrivare sui bastimenti la sua ricchezza. Orgogliosa della sua posizione, ha sempre trattato con senso di superiorità la terraferma, che chiamava « campagna » senza limite alcuno. « Vado a Parigi, in campagna » diceva una nobildonna veneziana morta pochi anni fa. Ma la decadenza della Venezia insulare è cominciata con la scoperta dell'America d è continuata senza che i suoi concittadini facessero nulla per fermarla. Nella loro città, splendida e immutata, i veneziani continuavano a scrutare l'Adriatico aspettando impossibili velieri in rotta dall'Oriente con le stive colme, sempre sdegnando la terraferma alle loro spalle. Questa nostalgica attesa avrebbe portato la città all'asfissia economica se, quaranta anni fa, Giovanni Volpi non avesse reagito con due iniziative: il lancio turistico di Venezia e la creazione del porto di Marghera. Questo porto è diventato il secondo d'Italia (dopo Genova e prima di Napoli, l'anno scorso con un movimento di merci di oltre 15 milioni di tonnellate), e attorno è sorto un complesso industriale imponente, che ha portato e continua a portare via abitanti al centro storico, ammassandoli a Mestre, una borgata che nel dopoguerra è diventata più grande della madrepatria. La città storica si lascia portare via da Mestre-Marghera braccia, industrie, uffici, la bottega del fabbro e si avvia a diventare, ogni stagione di più, una città per turisti. Anche stavolta — come ai magnifici tempi della Serenissima — la ricchezza giunge da fuori, ma non più dal mare. Arriva con la ferrovia o con l'autostrada. Milioni di turisti, e se parecchi di loro giungono con il cestino da viaggio, pazienza. Comunque, anche costoro fanno un giro in gondola, spediscono cartoline, bevono un caffè, prendono il vaporetto, comperano il souvenir. Dicono che Venezia è destinata a scomparire. Sprofonda nella Laguna ad una « velocità » che in certi punti è di quattro centimetri ogni dieci anni. Sembra che non si riesca a trovare un rimedio. Se si è nella ressa delle Mercerie (do ve si vedono padri tenere i bimbi alti sopra il loro capo perché non siano schiacciati) o se si è in piazza San Marco (dove non meno di dieci bambini vengono smarriti ogni giorno tra la folla) e si pensa che Venezia sta morendo, si prova un'impressione dolorosa. La città appare allora sotto un aspetto drammatico e patetico. Nobile ed orgogliosa, sa di essere condannata, ma non vuole deludere quelli che vengono a cercare ore e giorni di delizie E riesce ad essere piacevole, sontuosa come nessuna altra città sa essere. Ad ogni modo, non sarà la nostra generazione quella che vedrà morire Venezia, né parecchie altre generazioni che seguiranno. Chissà quanti milioni di turisti verranno ancora qui. Anche perché Venezia non ha dato tutto quello che può dare, ma le resta una grande riserva turistica. È la sua Laguna. Ha un perimetro di cento chilometri, ha punti di incomparabile bellezza. Le sue possibilità turistiche sono inestimabili, ma Venezia, sciupona, non le ha finora valorizzate. Adesso, che ha smesso di aspettare i velieri in rotta dall'Oriente e che sta creando piazzali per parcheggiare le auto, Venezia si accorge che a Laguna è un buon asso da giocare nel gioco forte del turismo. Luciano Curino

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