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𝗜𝗡 𝗨𝗡 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝟱𝟬 𝗔𝗡𝗡𝗜 𝗙𝗔, 𝗟❜𝗜𝗣𝗢𝗧𝗘𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗜𝗩𝗔

Aggiornamento: 21 nov 2022

Se il problema è la morte di Venezia, allora basta ammazzarla. Questo è il senso del libro di Stefano Reggiani, un giornalista di buon senso, che negli anni settanta - quando cominciò a dilagare la narrazione della morte di Venezia - pubblicò "Alcune proposte per distruggere Venezia." Senza girarci attorno e senza tante polemiche ansiogene, per Reggiani, bastava anticipare la fine della città lagunare senza costringerci al macabro spettacolo dell'agonia lenta e sofferta; spazzando via, in un sol colpo, tanti deliri e sproloqui che, proprio contando sull'ipotetica morte futura di Venezia, riescono a non essere, ogni volta, spernacchiati. Come far morire Venezia non è un problema: ci sono tanti modi. E se ne potrebbe fare uno spettacolo internazionale, in diretta TV naturalmente, magari la notte di Capodanno. Il libro è del 1972 e proponeva anche "concerti di banda, clangori moderni, discorsi vibranti". Oggi si può fare di meglio, con più impatto, web-replay, sprofondamenti come un film hollywoodiano e offrire anche a ogni politicante di turno la passerella di addio alla città. Reggiani propone cannonate, cariche di dinamite o anche "una pestilenza". Aveva visto lungo. C'hanno provato l'anno scorso, ma è fuoriuscita da Venezia e il rischio corso è stato un po' troppo. Anche un'altra ipotesi è stata già sperimentata, ma non ha funzionato del tutto: "l'impiego indiretto della corruzione dei costumi del popolo". Effettivamente la corruzione pervasiva sotto il Mose è stata grandiosa, una delle più grandiose d'Italia, ma avendo toccato tutti, ognuno ha portato tappeti da casa per nascondere la polvere e, oggi, Venezia è ancora lì. Va detto che anche Reggiani riconosceva, lucidamente, che non è per niente facile distruggere Venezia. Servono dei piani frutto di ricerche ponderate, regie accurate e niente deve essere lasciato al caso. Purtroppo, in tutti questi anni, neppure in questo si è stati capaci. Soprattutto perché, trattandosi di Venezia, si preferirebbe arrivare a "una ruina quasi allegra" e, per l'allegria, serve sempre grande intelligenza, determinazione e capacità. Pensare che costerebbe poco perché, si diceva già 50 anni fa, il più è fatto!

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