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2 dic 2025
Tempo di lettura: 3 min

Negli ultimi anni gli affitti brevi sono diventati uno dei temi piรน divisivi del dibattito economico e politico. In molti li indicano come la principale causa dellโ€™overtourism, dellโ€™aumento dei prezzi nelle cittร  dโ€™arte e della progressiva espulsione dei residenti dai centri storici. Ma la realtร , a guardarla da vicino, รจ piรน complessa e meno ideologica di quanto spesso emerga nel confronto pubblico.


Oggi circa il 90% delle prenotazioni di alloggi brevi in Italia passa da piattaforme digitali (Airbnb, Booking, Vrbo ) obbligate dalla direttiva europea DAC7 a comunicare i dati delle locazioni allโ€™Agenzia delle Entrate. รˆ quindi un comparto altamente tracciato, ben lontano dallโ€™immagine di zona grigia che talvolta gli viene attribuita. Se la stessa trasparenza si applicasse ad altri settori, probabilmente lโ€™evasione non sarebbe una delle principali emergenze economiche del Paese.


Lโ€™altro grande tema รจ quello dellโ€™

. Fenomeno reale, soprattutto in cittร  come Venezia, Firenze e Roma, ma che difficilmente puรฒ essere imputato alle piattaforme di affitto o alle stesse locazioni turistiche. I numeri del turismo globale spiegano da soli la portata del cambiamento: nel 2000 si contavano circa 670 milioni di arrivi turistici nel mondo; oggi si sfiora il miliardo e mezzo.

Il turismo non cresce per colpa delle locazioni turistiche ma perchรฉ viaggiare รจ diventato accessibile a una platea sempre piรน ampia. Le compagnie low-cost, le prenotazioni tramite app sugli smartphone e la mobilitร  istantanea hanno trasformato il viaggio per pochi facoltosi a diritto percepito per molti.

Gli affitti brevi rispondono a questa nuova domanda: offrono flessibilitร , prezzi spesso piรน contenuti rispetto agli alberghi e un tipo di esperienza diversa, piรน vicina alla vita quotidiana dei luoghi. Limitare lโ€™offerta di alloggi, perรฒ, colpirร  il viaggiatore medio, quello che tramite internet controlla i costi per organizzare il proprio viaggio e favorirร  gli alberghi, facendo salire i prezzi e restringendo la platea dei viaggiatori. Basta vedere la situazione a New York City dopo le pesanti limitazioni alle locazioni turistiche, per capire che questa strada รจ quella sbagliata. Oltretutto, il prezzo degli affitti nella Grande Mela continua a crescere, in barba alle aspettative sbandierate dallโ€™amministrazione locale a fronte dei vincoli imposti.

I vincoli in tal senso favoriscono un turismo piรน elitario, meno diffuso, con effetti regressivi sullโ€™economia locale e una economia sommersa.


Cโ€™รจ poi la questione, spesso evocata, del rapporto tra affitti brevi e mercato delle locazioni a lungo termine. รˆ vero che molti proprietari preferiscono il breve periodo, ma non per motivi speculativi. La legislazione italiana rende lโ€™affitto tradizionale un percorso a rischio: tempi lunghi di recupero del bene, procedure complesse e costi legali elevati. In assenza di un sistema piรน efficiente e garantista, la locazione breve appare semplicemente come una scelta piรน sicura e sostenibile per i proprietari.


Il problema, dunque, non รจ lโ€™esistenza degli affitti brevi, ma lโ€™assenza di una strategia complessiva. Da un lato si moltiplicano le proposte di regolamentazione locale, spesso in chiave punitiva; dallโ€™altro manca una politica capace di gestire i flussi turistici in modo equilibrato nelle cittร  a vocazione turistica che soffrono di piรน la pressione del turismo.


Lโ€™Italia rischia di colpire il sintomo invece della causa: una crescita esponenziale del turismo globale che chiede regole nuove, non divieti vecchi.

Serve una visione che concili libertร  dโ€™impresa, tutela dei residenti e sostenibilitร  dei flussi. Senza, il Paese finirร  per soffocare la sua naturale capacitร  di accogliere e innovare, perdendo, ancora una volta, la propria migliore risorsa: l'Italianitร .


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