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Bre-VE replica all'articolo di Domani

DOMANI, 28.06.2023


L’articolo di Domani del 26 giugno dal titolo “Come risolvere la questione Airbnb nelle città italiane” - “LE MISURE DA IMITARE” riporta considerazioni tratte da uno studio di prossima pubblicazione fatto da Tortuga.

Nessuno qui vuole minimizzare l’impegno di chi si prende la briga di studiare un fenomeno, ma, di certo, varrebbe la pena, per onor di verità, guardare alle cose capovolgendo la medaglia.

- Senza leggi di tutela per locatori e conduttori in caso di morosità colpevole o incolpevole, l’affaire Airbnb non esiste; - L’aumento esponenziale degli immobili in locazione breve è l’effetto di cause che non si vogliono né studiare né affrontare (già, perché verrebbero meno le premesse pretestuose di questo carrozzone costruito ad hoc: sempre il solito dito per nascondere la luna!) - Le case di edilizia pubblica, che sono di tutti, non possono restare allo stato di abbandono in cui versano: devono essere utilizzate! - La gentrificazione (italianizzazione del termine inglese “gentrification”) è un evento storico osservato fin dagli anni ’60 e riferisce alle migrazioni delle classi più abbienti nelle periferie abitate dalle classi più povere, che vengono quindi allontanate ancor più in zone periferiche. Ma fa comodo attribuirne la causa alle locazioni brevi! - I centri storici prestigiosi di tutto il mondo sono sempre stati molto costosi, e non è di certo un una novità. Le grandi catene di distribuzione sono diventate soluzioni di sopravvivenza per migliaia di famiglie, e le botteghe di vicinato ne hanno subito le conseguenze (insomma: il solito cane che continua a mangiarsi la coda) - Il caro affitti risale alla notte dei tempi e già dieci anni fa era una voce di spesa insostenibile per le famiglie. Il prezzo al metro quadro nel 2013 a Venezia era di 15,60 euro e a Roma era di 21,50 euro quindi un appartamento di 100 mq costava già una cifra improponibile: chi, all’epoca, era in grado di affrontare tali spese? Le locazioni brevi erano ancora un miraggio! Gli stipendi non sono sufficienti per affrontare il costo della vita, questo è! - Le società di gestione, per la maggior parte fornitrici di servizi ai proprietari che locano in formula breve, hanno regime fiscale che non ha niente a che vedere con la cedolare secca al 21%. È una idiozia sostenere il contrario, perché una società ha per forza partita IVA, codice ATECO e tutto il resto! Ma non solo: ha personale a busta paga che senza lavoro entrerebbe di diritto nel club degli inquilini morosi e incolpevoli! - Le locazioni brevi hanno creato un vero indotto di artigiani che sono giornalmente chiamati ad intervenire per risolvere problemi che una famiglia lascerebbe in secondo piano, con buona pace dei guadagni di questi artigiani. E sorvoliamo sui fornitori perché il post diventerebbe più lungo di un elenco telefonico di una metropoli!

Le nostre città soffocano per un turismo spesso cafon e irrispettoso dei luoghi visitati, non vi è alcun dubbio ma davvero si vuol far credere che la responsabilità è delle locazioni brevi? Bah!

𝗣𝘂𝗿 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼, 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗳𝗮𝗿 𝗳𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲: 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝘀𝗮𝗻𝗰𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝘀ı̀ 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗮𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗼𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗯𝗿𝗲𝘃𝗶.





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